Libros

1. Colloqui, 2003

Raccontata dalla voce narrante di un bambino, questa cronaca familiare può leggersi in due modi. E il ritratto, antisentimentale di un padre che decide di stare, ad ogni costo e ad ogni istante della propria vita, dalla parte del figlio condannato a una lunga detenzione: eroe ordinarissimo di un eroismo senza gesta, per lui il figlio è diventato una specie di incarnazione della più vera condizione umana. Oppure è il ricordo di un”infanzia normale, in una famiglia del tutto normale, cresciuta col padre ferroviere e lo zio falegname, con la mamma maestra e la zia senza figli che alleva bengalini, con abitudini normali ma dentro cui irradia una specie di incantesimo – la galera del fratello – che trasferisce questa normalità in un altro «pianeta».
2. Cronistoria del Caffè dei Costanti, 2007

Togliete ad una città, grande o piccola che sia, il suo storico caffè e almeno in parte vanificherete lo spirito del luogo. La piazza che dovesse veder spegnersi per sempre le luci del caffè che ha ospitato per anni e anni, se non per secoli, degraderebbe da luogo di sosta, ricco di chicchere e di chiacchiere, di stucchi e di specchiere, di succhi e di aromi, a frettoloso, anonimo, scorbutico  luogo di transito. E il viandante che dovesse passare per cotesta ammutolita tetraggine affretterebbe il passo, forse incespicherebbe pensando al richiamo olfattivo, alle pregustate delizie di un tempo. Se poi quella stessa piazza – ma è solo una sciaguratissima ipotesi –  dovesse assistere alla scomparsa di una bella libreria e addirittura del vecchio teatro intitolato al nume del luogo, beh, quel viandante avrebbe con ogni probabilità un mancamento, credendo di trovarsi non più in una civile città collinare toscana, ma nel deserto dei Tartari.
(dall’introduzione di Attilio Brilli)
3. Viaggio in Italia di L.F. de Moratín, (tr. 2010)

Prologo di Attilio Brilli; Introduzione e traduzione di Paolo D’Alessandro
Fra gli spagnoli che visitano l’Italia nel secolo d’oro del Grand Tour, Leandro Fernández de Moratín è senza dubbio il viaggiatore che più si avvicina allo spirito originario di questa consuetudine culturale europea. In Italia dal 1793 al 1796, Moratín ha modo di visitare con agio le principali città, di conoscere e di studiare le maggiori istituzioni politiche e culturali, di analizzare l’economia dei vari Stati, di ammirare le bellezze naturali ed artistiche. Il suo Viaje de Italia, apparso postumo nel 1868, non ha nulla da invidiare ai più celebri “viaggi” inglesi o francesi e si rivela uno dei più completi dell’epoca. Inoltre si distingue da altre relazioni di viaggio per il vivo interesse che suscitano, al di là delle organiche descrizioni dei luoghi, le osservazioni sui caratteri e sui costumi della gente, nonché per la vivace narrazione degli incidenti di strada.  Drammaturgo e poeta, Moratín fa parte di quegli “ilustrados” spagnoli che promuovono un rinnovamento del proprio Paese intensificando ogni genere di scambi con i Paesi stranieri e stimolando un generale svecchiamento della cultura spagnola.
(dal prologo di Attilio Brilli)
4. Viaggio nelle cattive abitudini, 2015

I luoghi di questo viaggio hanno tutti qualcosa in comune: la festa, la moltitudine, il sacrificio di animali. Dall’antica Medinaceli alla “selvaggia” Coria in Estremadura e attraversando praticamente tutte le regioni della Spagna, il viaggiatore traccia un denso itinerario delle centinaia di feste popolari in cui la tradizione diventa troppo spesso alibi di un incomprensibile accanimento sugli animali. La persecuzione del toro a Tordesillas. La decapitazione delle oche in un paese vicino a Toledo o dei galli nella provincia di Burgos. Il lancio di una capra dal campanile a Manganeses de la Polvorosa. La lapidazione di scoiattoli a Robledo de Chavela. Assistiamo a un denso catalogo delle barbarie – alcune abolite ed altre ancora vigenti – che il viaggiatore raccoglie e descrive in base al tipo di animale utilizzato e al grado di crudeltà a cui viene sottoposto per il divertimento del pubblico. Viaggio nelle cattive abitudini è un piccolo affresco di una Spagna profonda o pittoresca, talvolta schiva e gelosa della propria identità al punto di nascondere alle telecamere i rituali più cruenti delle sue feste, e frequentemente orgogliosa dei suoi encierros e delle sue corride, anche quando appaiono come rappresentazione di un vero e proprio sacrificio orgiastico. E al viaggiatore non resta che rifugiarsi nel consolatorio privilegio di non farne parte.
5. Arturo Barea, la voce incognita di Madrid (tr. 2017)

 

6. Rafael Escardó, Diario di un garibaldino spagnolo (tr. 2019)

 

7. Poesie e microstorie (Madrid, 2019)

 

8. La corsa in tondo, 2020

Prime decadi del XIX secolo. Il viaggiatore giunge in una imprecisata cittadina toscana per conoscere i luoghi di origine dei suoi avi, emigrati in Spagna quasi un secolo prima. Il lungo soggiorno diventa l’opportunità di addentrarsi nelle viscere di una vetusta società di provincia, descritta attraverso le umane e talvolta grottesche vicissitudini che ruotano attorno a importanti istituzioni del ceto civico o al caffè cittadino, specchio deformante delle aspirazioni individuali e perno ineludibile delle relazioni sociali della piccola comunità.